Pubblicità in digitale

Oggi vi propongo qualche breve cenno riguardo alla pubblicità in formato digitale, con qualche riflessione personale in merito ai nuovi trend.

La spesa per questo tipo pubblicità nel mondo digitale, suddivisa tra social media e siti internet, ammonta a circa 200 miliardi di dollari. La maggior parte degli investimenti riguardano le ricerche sui giganti dei social network, come Google, Facebook, Youtube, Instagram, LinkedIn.

È interessante capire come questi siano suddivisi per avere un’idea delle cifre interessate. Indicativamente 100 miliardi di dollari sono per Google, come fetta pubblicitaria, e questo fa capire come sia dominante con questi numeri altissimi. Proseguendo, 50 miliardi sono per Facebook e Instagram in accoppiata. Gli altri 50 miliardi sono ulteriormente suddivisi su siti internet e altri social, di cui se ne contano circa duecento esistenti in tutto il mondo.

Analizzando i trend e i metodi di comunicazione delle pubblicità, si nota che il più utilizzato è il formato video. Per prevedere quale sarà il trend successivo, si analizza e si scompone quello attuale. Una volta trovati i pregi e i difetti, questi verranno superati. Alcune ricerche hanno dimostrato che il pregio del video è la capacità di incollare lo spettatore allo schermo, e di catturarlo. Per guardare un video, sembra scontato, ma è bene sottolinearlo, bisogna essere lì a guardare le immagini. Lo spettatore ascolta le voci, vede scorrere animazioni, si fa guidare dalla coerenza logica di pensiero che sta dietro al video.

Il fatto di tenere incollate le persone al pc o allo smartphone, ai social piace tantissimo, perché aumenta il tempo di permanenza dell’utente sulle piattaforme. Per gli indici statistici, è fondamentale avere persone che passano tanto tempo connesse. Facebook privilegia i video all’interno della sua piattaforma, ovviamente perché maggiore è la durata di un contenuto, maggiore è il tempo passato sul social. Ad esempio, richiede più tempo e dà una maggiore soddisfazione la visione di un video, anziché la lettura di una semplice riga di testo.

Questo è esattamente anche il grosso problema di fondo, perché per vedere un video, un utente deve essere lì a fisicamente a guardare. Diverse aziende, come ad esempio Spotify se ne sono già accorte e hanno pensato di puntare su altri mezzi come il podcast. A mio parere, dopo aver guardato alcuni dati statistici presenti in rete, questa alternativa rappresenta il futuro. Il podcast, in breve, è un audio che posso scaricare e ascoltare dove e quando voglio. Questo ha una valenza dal punto di vista dell’utilizzo che è di 10 volte superiore al video. Nel video, la soglia di attenzione dei sette secondi mi fa capire se sono interessato al tipo di contenuto che sto guardando. In un audio è difficile, in sette secondi sapere di cosa si sta parlando. Non si ha ancora chiaro quale sarà la conclusione, e così aumenta la curiosità per sapere come andrà a finire.

Inoltre, un audio lo si può ascoltare anche mentre si fa altro, ed è difficile che venga stoppato, come quando si ascolta un messaggio vocale su Whatssap. Per questo il 100% delle persone ascolta tutto l’audio, perché una volta iniziato un discorso, se vuoi sapere come va a finire, bisogna per forza ascoltarlo tutto.

Dal punto di vista della creazione del contenuto, è però molto più difficile trovare qualcuno in grado di argomentare ed intrattenere il pubblico senza la capacità visiva. Ci vuole molta più enfasi nella narrazione, potendo solo contare su voci, musiche ed effetti sonori.

Nonostante questa piccola difficoltà di fondo, inizio a pensare che questo format di comunicazione rappresenti inevitabilmente una nuova frontiera. Basta guardare agli investimenti di aziende come Amazon che acquistano aziende produttrici di podcast, di banche che investono su aziende che producono e diffondono questo formato. Spotity ora permette ai suoi utenti di caricare sulla piattaforma i propri podcast, fornendo a chiunque già un primo supporto a questo tipo di trasmissione di informazioni.